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Burkina Faso in ginocchio

Da fine febbraio migliaia di persone manifestano contro il carovita...

Prezzi alle stelle e difficoltà a sbarcare il lunario hanno spinto migliaia di cittadini a scendere in piazza per protestare contro il governo del Burkina Faso.
È dalla fine di febbraio che il presidente Blaise Compaoré, al potere dal 1987, ha affrontato un sollevamento militare, uno sciopero dei magistrati e diverse manifestazioni studentesche. Un malcontento generale che tocca i diversi settori della società.
Il sollevamento dell’esercito è da ricondurre a una forte disparità di trattamento economico e giuridico tra le sue componenti e a una insubordinazione crescente che, secondo alcuni osservatori, stanno portando a galla il profondo malessere dei militari burkinabé, soprattutto tra quelli di ritorno da pericolose missioni all’estero, come in Darfur.
Altro problema di fondo, di recente tornato alla ribalta con l’uccisione in circostanze oscure del giovane studente Justin Zongo, probabilmente deceduto dopo le percosse inflittegli da un soldato a Koudougou durante le manifestazioni studentesche di febbraio, è quello dell’impunità. Testimonianze anonime di militari citate dai media burkinabé denunciano una giustizia a due velocità: severa e immediata quando viene coinvolto un semplice soldato, lenta e inefficace invece per i titolari di posti di comando.
Le proteste sono da collocare in un contesto di agitazione sociale diffusa per il carovita e le difficoltà quotidiane anche in relazione alla crisi nella confinante Costa d’Avorio. Il Paese ivoriano reggeva da solo il 60% dell’economia dell’Africa occidentale. L’embargo alle esportazioni di cacao e caffè, emesso dall’Unione Europea e da Ouattara, ha soffocato l’economia della Costa d’Avorio e di conseguenza quella dei Paesi confinanti.
Ma a differenza degli altri Paesi dell’Africa Occidentale, in Burkina Faso c’è una diffusa insoddisfazione per la gestione del potere e per una democrazia solo di facciata. Più di 2000 cittadini hanno manifestato sabato scorso davanti alla sede della Borsa del lavoro a Ouagadougou, la capitale, chiedendo alle autorità competenti “giustizia” e “verità” sulla morte di sette giovani uccisi nelle manifestazioni.
Da allora il governo del presidente Blaise Compaoré, rieletto lo scorso novembre, ha decretato la chiusura di scuole e università ma anche la sospensione di tutti i servizi sociali destinati agli studenti.
Un provvedimento che ha esasperato ancora di più gli animi e per il primo maggio la “Coalizione nazionale contro il carovita” ha già annunciato una nuova protesta per dire basta all’aumento dei prezzi, dal riso al sapone, e per chiedere la fine dell’impunità.

 

di: Francesca Dessì
 

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