S
iamo intimamente convinti che quanto accade in Africa vanifica e mette
in dubbio quel principio di uguaglianza che a parole che sembra
ispirare tutto l’Occidente. Se veramente ritenessimo che le vite degli
africani sono uguali alle nostre vite faremmo molto di più.
C
rediamo sia “insensato” che ogni giorno 15000 africani muoiano per malattie
prevedibili o curabili come AIDS, tubercolosi, malaria, o peggio, per
banali patologie non curate per mancanza di farmaci.
R
iteniamo che il dramma dei paesi poveri dovrebbe essere sempre, e non saltuariamente, in primo piano.
Purtroppo, gli stati, la politica ed il mondo economico pongono la propria
attenzione sul problema della povertà solo in poche occasioni. Lo fanno quando sono
pubblicati i dati ONU, quando grandi catastrofi si abbattono sulle popolazioni del
sud del mondo, quando le stelle del Rock prestano la loro voce. Allora i grandi della
Terra si riuniscono per darsi ambiziosi obiettivi di emancipazione e sviluppo per i
paesi più poveri. Passato, però, il clamore del momento, questi obiettivi sono
puntualmente disattesi.
F
ino a quando potrà reggere l’equilibrio che vede un miliardo di persone
possedere circa l’80% delle risorse mondiali mentre i restanti 5 miliardi
e mezzo vivono di stenti?
N
on accettiamo che un fattore casuale come la latitudine determini la
vita o la morte di un bambino.